L’Europa si è prefissata l’obiettivo di “diventare una potenza, in grado di resistere alle tempeste di questa nuova era”. Lo ha dichiarato il cancelliere tedesco Friedrich Merz nel suo discorso pronunciato in occasione del conferimento del Premio Carlo Magno (Karlspreis), assegnato giovedì ad Aquisgrana all’ex presidente della Banca centrale europea (BCE) ed ex premier italiano Mario Draghi. Citando più volte le parole pronunciate dall’ex premier italiano, elogiato e definito da Merz “Super Mario”, il cancelliere tedesco ha descritto un’Europa che sta uscendo da una fase di “falso ottimismo” e che deve riaffermarsi in un mondo in fase di riorganizzazione.
Merz ha ripreso l’avvertimento di Draghi: “Un’Europa che non è in grado di difendere i propri interessi non potrà preservare i propri valori nel lungo periodo”. Nel suo discorso di elogio, il cancelliere federale ha descritto Mario Draghi come una figura decisiva nel salvataggio dell’euro e come una guida intellettuale per il futuro dell’Europa, elogiandone il coraggio durante la crisi dell’euro. “Lei si è occupato dell’euro in un momento minaccioso e ha stabilizzato l’euro e l’area dell’euro”. E questo, secondo Merz, ha dato i suoi frutti. Le analisi di Draghi sono “spietate”, ha commentato il cancelliere tedesco, definendo le raccomandazioni dell’ex presidente della BCE e autore del Rapporto sul futuro della competitività europea “molto concrete” e le sue risposte “chiare e ambiziose”.
Accordo sul bilancio UE 2028-2034 sempre più lontano: cresce lo scontro tra i Paesi membri
Il bilancio europeo proviene da un’altra epoca
La parte dai risvolti più cogenti sul piano politico del discorso del cancelliere tedesco è stata tuttavia quella riguardante il Quadro finanziario pluriennale dell’Unione europea, il bilancio settennale dell’UE. Le discussioni per il nuovo QFP per l’arco 2028-2034 sono attualmente in corso e il negoziato si presenta particolarmente arduo. Al Consiglio informale dei ministri degli Affari europei, organizzato l’11 maggio a Cipro, sono già emerse profonde divisioni tra gli Stati membri sulle priorità di spesa, sulle dimensioni complessive del bilancio e sul futuro della politica di coesione, elementi che potrebbero rendere difficile l’obiettivo di trovare un accordo entro il 2026.
Dietro lo stallo si nasconde una frattura politica sempre più netta tra due blocchi di Paesi. Da una parte ci sono i cosiddetti “frugali”, guidati da Germania, Paesi Bassi, Svezia e Austria, che chiedono un bilancio più contenuto e vogliono concentrare le risorse sulle nuove priorità strategiche dell’UE: competitività industriale, difesa, sicurezza energetica e migrazione.
Dall’altra parte si collocano Paesi come Francia, Italia, Polonia e Spagna, che insistono sulla necessità di preservare le grandi politiche tradizionali dell’Unione, in particolare la Politica agricola comune e i fondi di coesione.
La proposta della Commissione europea prevede un bilancio di 1.760 miliardi di euro, al netto dell’inflazione, con un forte spostamento delle risorse verso competitività, difesa, industria verde, intelligenza artificiale e sicurezza economica. La difesa, in particolare, sarebbe tra le principali beneficiarie della nuova impostazione, con un aumento massiccio dei fondi per la mobilità militare e l’industria europea della difesa.
Da parte sua, il Parlamento europeo ha presentato una controproposta, che verrà votata in plenaria il 18 maggio, per aumentare il prossimo QFP di circa 200 miliardi di euro rispetto alla proposta iniziale di Bruxelles, chiedendo che le nuove priorità strategiche non vengano finanziate tagliando agricoltura e coesione.
Essendo la maggiore economia dell’UE, la Germania contribuisce di gran lunga con la quota più consistente.
Secondo Merz, l’UE gestisce il proprio bilancio con una prospettiva a lunghissimo termine, fissando le priorità con sette anni di anticipo. Il cancelliere ha ravvisato analogie tra questo approccio e un’economia pianificata. Per questo motivo, Merz ha auspicato una nuova strategia incentrata sulla difesa e sulla competitività internazionale.
“Il bilancio dell’UE è rimasto pressoché invariato nel suo contenuto e nella sua struttura negli ultimi decenni. Ancora oggi, quasi come in un’economia pianificata centralmente, decidiamo con sette anni di anticipo chi riceverà quanti fondi da questo bilancio”, ha affermato Merz. Oltre due terzi dei fondi europei sono destinati alla redistribuzione e ai sussidi. Una situazione che, secondo il cancelliere tedesco, non è più accettabile. “È quindi essenziale una modernizzazione radicale”.
“Una struttura più snella, investimenti nella competitività e nella difesa e un’attenzione particolare ai fondi europei per le politiche europee. Tutto ciò è necessario perché le risorse sono limitate”, ha affermato Merz, respingendo categoricamente l’ipotesi di un nuovo debito europeo. “La Germania non può proseguire su questa strada, se non altro per ragioni costituzionali”.
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Stabilire nuove priorità
Secondo Merz, “non solo in termini di politica di sicurezza, ma anche economicamente l’Europa dispone di mezzi di potere – anche altri dipendono da noi, non solo noi da loro – e se dimostriamo di essere pronti, se necessario, a utilizzare questo potere economico, allora possiamo ottenere molto”.
L’Europa, ha aggiunto il cancelliere tedesco, “si è messa in cammino per diventare una potenza”. Una potenza che, secondo Merz, “sfida la tempesta di questi tempi nuovi e che allo stesso tempo – questa rimane la nostra ambizione – si propone, si afferma e conquista i cittadini della nostra Europa con la libertà e il diritto, con la pace e il benessere”.
“Ora più che mai, dobbiamo stabilire nuove priorità”, ha affermato Merz. Il cancelliere aveva già sostenuto in precedenti discorsi che l’UE deve fare affidamento sulla propria forza militare ed economica. “Dobbiamo definire con sicurezza i nostri interessi. E dobbiamo essere pronti a impegnarci per salvaguardarli”, ha affermato ad Aquisgrana.
La linea del cancelliere tedesco resta però segnata da una tensione politica evidente. Merz respinge nuovo debito comune europeo, ma durante la campagna elettorale del 2025 si era opposto anche a un massiccio ricorso al debito a livello nazionale, salvo poi sostenere un forte aumento dell’indebitamento tedesco per finanziare la modernizzazione delle forze armate e delle infrastrutture. Una distinzione che Berlino giustifica sul piano costituzionale e nazionale, ma che sul piano europeo conferma la prudenza tedesca di fronte a nuovi strumenti comuni di finanziamento.

